PECHINO,
8 agosto 2007 - L’8 agosto di ottant’anni fa – quando Giuseppe
Moioli nacque - era un lunedì, il giorno in cui ogni vogatore dopo le
fatiche della domenica si riposa. “Anche noi ci lasciavamo con un “ci
vediamo martedì” ma poi - raccontava Elio Morille, uno dei moschettieri
dell’indimenticabile 4 senza medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra
1948 - dopo il lavoro ci si rincontrava in piazza a Mandello, quattro
chiacchiere e alla fine si tornava in canottiera alla Moto Guzzi, ed in
barca”.
Quello scafo dorato (con a bordo anche Invernizzi e Faggi) finì in
copertina su un libro - “Il canottaggio questo sconosciuto” di Arnaldo
Ruggiero - che per tanti anni fu la bibbia del nostro sport: Moioli
reggeva con una mano il remo e con l’altra una piccola bandiera, primo
alfiere del canottaggio ai Giochi Olimpici.
44 anni dopo, un altro Giuseppe-capovoga, Abbagnale, il vessillo
nazionale l’avrebbe ufficialmente portato – in testa alla Squadra
Azzurra - nella cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Barcellona 1992,
ma quel ventunenne asciutto (che “mago” Alippi aveva scelto per guidare
il quartetto olimpionico) con in pugno il Tricolore rimane l’immagine
indelebile di un canottaggio povero di mezzi (la Guzzi a Lucerna portava
le barche con un motofurgone Ercole) ed ingordo di successi.
Auguri alfiere Moioli! |